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IL mio tempo libero, appollaiato su un ramo del gelso all’ingresso. Di un circolo, vita tranquilla calma piatta ed un pò di ironia.
Circolo Dolia
Era l’edificio più bello che si affacciava sulla piazza e sulla via principale del paese e antico, ancora più antico del municipio che si affacciava sul lato sinistro della piazza.
Era un circolo di lettura ma vi si svolgevano tante altre attività, e i soci la mattina si azzuffavano per l’unico giornale, ma erano persone molto civili , nessuno tirava fuori il coltello
Comunque chi non riusciva a leggere il giornale, intavolava una discussione con gli altri sfortunati sgiornalati
Erano discussioni molto interessanti, i più infervorati dopo dieci minuti si accasciavano sulle sedie in plastica autentica, addormentati.
Qualcuno che riusciva a non addormentarsi, aspettava l’ora di pranzo guardando in cielo le nuvole che passavano sognando ad occhi aperti l’America lontana.
Lo stereo del vicino intanto suonava forte Messico e nuvole e i gabbiani sorvolavano l’edificio diretti alla vicina discarica.
Tutti gli sfaticati ad aspettare così l’ora di pranzo che a dire il vero puntualmente attorno all’una arrivava sempre ogni giorno che Dio la mandava.
A quel punto l’edificio si svuotava, come pure il suo grazioso cortiletto circondato di palme.
Restava la regina del luogo, la mascotte, una gatta che tutti rispettavano e coccolavano, alcuni nascostamente invidiavano. La gatta Dolietta bella come non mai.
Il circolo ospitava un sodalizio e progressivamente dal pomeriggio alla sera si animava. Un alieno avrebbe capito che nel luogo vi era vita intelligente, più o meno.
Come detto la sera, il luogo si animava, e vi si svolgevano varie attività. C’era chi studiava, chi ballava, chi faceva yoga o ginnastica, chi giocava a scacchi.
Principalmente le attività si svolgevano nel grande salone a piano terra, oltre 200 metri quadrati di lucido pavimento, quadri e specchi alle pareti e grandi finestre sulla parete alla strada. In fondo la biblioteca e una specie di abside laica dove solitamente si posizionavano intervistatori,scrittori, musicanti e varia umanità quando c’erano serate culturali e il luogo si animava.
Anche feste a volte, e cene sociali o a tema di gastronomia dì’altri paesi e quasi ogni settimana la proiezione di un film di registi dai nomi impronunciabili e di solito in lingua bulgara o araba, coi sottotitoli inesorabilmente in cirillico e cineforum dove immancabilmente si travisava di brutto il senso dell’opera proiettata. Nelle ultime file di solito la gente dormiva ma appena si accendevano le luci in sala erano i più attivi e paradossalmente quelli che avevano compreso meglio il senso del film.
E il tempo passava, ogni tanto mancava qualcuno e qualche nuovo socio arrivava e passavano gli anni il circolo sempre uguale e noi ogni giorno a contare i capelli bianchi in più e le rughe e chi era entrato scioltamente, a camminare così,così per via degli acciacchi.
Dimenticavo la sala bilardo e biliardino con armadi a vetro pieni di fossili alle pareti spesso unica traccia di vita durante la settimana a parte la sera, dove sul panno verde giravano le palle vorticosamente, la sala tv e al piano di sopra la sala scacchi, con bibiloteca dedicata e 10 postazioni di gioco e la direzione oltre ad una sala meditazione, roba pressapoco zen.
E questo era il circolo Dolia a volte allegro, a volte triste.
Si mormorava che al piano di sopra si riunisse un consiglio d’amministrazione che vigilava con occhio bonario su questo luogo di pace per decenni ormai, confermato ad ogni scadenza con maggioranza bulgara, inamovibile praticamente ma si suppone qualche membro venisse avvicendato in caso di morte.
Il posto poi ultimo ma non ultimo era pieno di donne, La presidente del circolo, poi , anche lei donna, la maggioranza dei soci, composta da donne, quasi tutte sposate con prole, un piacere vederle passare, a volte la grande emozione di scambiarci qualche parola e non molto altro da sperare. Noi uominini trattati con pietosa gentilezza, ma alla fine un rapporto fra abili amministratrici, lo riconosciamo, e vecchi perditempo che si contentano di conservare il gusto di ridere e giocare e un loro spazio vitale.
I patti sono chiari, non scritti ma accettati, tu mi togli le castagne dal fuoco ed io vivo senza pensieri, naturalmente una testa un voto e cosa importante, nessuna segregazione "razziale."
Comunque noi che siamo i soci e le socie passeremo e il circolo resterà.
E poi Presidente onoraria. La mascotte:
Dolietta
Mi chiedo come può essere il mondo visto da Dolietta.
Per chi proviene dalla luna ed è atterrato solo ora, sto parlando della mascotte del circolo, una gatta, e che gatta! La gatta Dolietta!
Lei ha trovato questo microcosmo, un po per caso, vagando all’avventura, non sapeva niente di noi e noi di lei, aveva solo 7 mesi e i contro cazzi quando 7 anni fa, decise di fermarsi qui, in un mondo sconosciuto, con grande coraggio.
All’inizio si giocò a chi era il più forte, nessuno le offrì da mangiare, ma alla fine il cuore del socio Ettore Pupo si intenerì così lei ebbe da mangiare tutti i giorni.
Ebbe varie storie d’amore, era una gatta piuttosto libera, così figliò ben due volte. Tristemente una figliata andò male, ma dell’altra i gattini andarono a ruba.
Avrebbe continuato a riprodursi se opportunamente non fosse stata sterilizzata.
Ma una famiglia, una famiglia grande la ebbe da subito, datosi che lei era da tempo entrata nel cuore di tutti i soci del soviet, oh pardon, piccolo lapsus freudiano…Chiaro che volevo dire del circolo.
Continuiamo dunque e arriviamo sveltamente ai giorni nostri, cioè l’anno Domini 2026, se qualcuno lo chiederà aggiungeremo anche l’anno ab urbe condita…
Poco tempo prima un audace socio Covone Gianni o Gianni Covone, a seconda che lo si guardi da destra o da sinistra… con un audace e spericolato colpo di mano prese il controllo del sostentamento della nostra amata gatta, e con la pioggia e con il vento, sotto il solleone o la bufera, più puntuale di un orologio svizzero due volte al dì, a quell’ora la gatta, ogni giorno ebbe acqua fresca e crocchette adatte alla bisogna ed ai suoi gusti.
Della gatta , non del socio si intende…
Ogni giorno Dolietta, per due volte si piazza di fronte al cancello laterale, sempre a un ora precisa, non che abbia un orologio al quarzo, ma lei sa quando il suo nonno deve arrivare.
Per il resto della giornata, se c’è bel tempo si crogiola al sole nel cortiletto, se piove entra dentro l’edificio, insomma va dove le pare, a volte abbiamo il dubbio che attraversi le porte chiuse come una gatta "stregatta".
Ma normalmente fa il giro dei soci, facendosi coccolare ora da questo ora da quello, privilegiando i soci di cattivo umore che dopo aver giocato un poco con lei, riacquistano il sorriso.
Tutti i soci hanno avuto modo di constatare che Dolietta, scherza pesante. Chi di noi non ha qualche cicatrice proveniente dai suoi graffi o dai suoi morsi? Noi tutti le mostriamo con l’orgoglio di chi abbia superato una prova di coraggio. Come fanno i guerrieri sioux.
Spesso sta un pò discosta ed ascolta i nostri discorsi, di politica attualità e cultura e agricoltura e ormai ne sa più di noi, anche se a sentire certi spropositi e a vedere il nostro infervorarci nelle discussioni, lei è arrivata ad una conclusione:
-Sono pazzi questi umani!
Eh! Dolietta, hai proprio ragione, siamo tutti pazzi di te!